Ascolti i discorsi al bancone. sgrammaticati e poveri. E pensi che l’oro sono indietro rispetto a te.
‘Libertini’ confusi con ‘libertari’, ecceteri che non ricordo.
Ah, quanto avresti voglia di morire!
Che voglia di piangere, hai.
Vorresti solo una corda per strapparti dalla vita. Il fazzoletto nel taschino, ed il suicidio all’occhiello.
Hai bisogno di respiro. di buio. del mare d’inverno. Di te.
Di urlare. di ululare. di scappare.
Ti senti indietro, confuso. ma attuale. Sei - 6.
Non è il tuo tempo qui e vivi a fatica.
che poi, perché vivi?
I tuoi occhi dicono più di .. più. Tutto.
Vorresti sì, quella forza necessaria a finire. Impiccato nell’armadio. in ginocchio appeso al termosifone. con la busta di plastica infilata alla testa, a letto. Perché anche i luoghi in cui muori, sono importanti.
Che naso elegante hanno le gatte, pensi. mentre lei quasi che ti ha sentito, e ti raggiunge.
Ti accontenti del profumo di una donna. Di andarci a letto non te ne va quasi più. sì, perché non riesci ad andare con chi vorresti andare. Ti ritrovi solo in mezzo a storie che lasciano il tempo che trovano, per entrambi. Torni a bussare in quei letti che hai già conosciuto. E’ solo la voglia di avere un po’ di compagnia o, più probabilmente, di fare semplicemente del sesso da alternare al periodo di masturbazione che stai conoscendo da qualche mese.
E te ne vai nel cuore della notte. Ma te ne vai da quella sua casa solo perché sai che il bar giù al porto è ancora aperto. E vai a bere della vodka. Poi ti rimetti in macchina che hai bevuto ma che guidi prudente, come nessuno saprebbe fare. Ti conosci e non ti perdoneresti di farti trovare ubriaco. Procedi dritto come un fuso, a dieciall’ora, pronto a buttare la bottiglia di birra nel pianale posteriore nel caso ti fermasse la polizia. Ma stasera non ti fermerà nessuno. Guidi bene e preciso. Hai solo troppi pensieri in testa da smaltire.
Parcheggi sotto casa e spegni prima il motore e quindi i fari. La radio rimane accesa. Scoli l’ultimo goccio che se ne va con le ultime note della canzone che ti piace ascoltare. Scendi. Chiudi l’auto. E vai verso il portone. I movimenti sono sempre gli stessi. Prendi le chiavi dalla tasca destra del pantalone che le tieni lì perché le senti meglio e così non le perdi, hai bisogno del loro contatto. Apri il portone e chiami l’ascensore. e nell’attesa che arrivi ti passi la lingua sul palato anestetizzato. ti senti il sapore della bocca Mentre le porte si aprono. Premi il pulsante e sali. Ti gaurdi allo specchio e rimuggini. Le porte si aprono. Schiavi la porta di casa. Ti levi le scarpe e vai verso la camera per spogliarti e gettare tutto a terra. L’ultimo bicchiere, quello della staffa. ci pensi e vai in cucina. Bevi tanto per bere. Torni in camera e maledici la gente. Ma l’impeto d’ira che hai in quel momento è più fiacco della scoreggia di un morente al punto che non riesci nemmeno a concludere il pensiero. Ti butti sul letto. Spegni la luce. Ma vorresti spegnere te stesso.
Hai voglia di dormire. Di dormire sempre. Un diversivo, qualcosa perché non sai come riuscire a toglierti la vita che, giorno dopo giorno, ti pesa sempre di più. E dentro di te ripeti in continuazione “Non ce la posso fare. quanto durerò ancora”. E lo ripeti nel silenzio della tua stanza. fissando il nulla. fissando il vuoto. vuoto come ti senti tu. Vedi che laggiù c’è un traguardo. Senti la ‘Fine’ dentro, che hai voglia di raggiungere perché sei stanco. ma è una maratona durante la quale ti sei fermato. Prendi respiro. raccogli fiato anche se corri da solo. Osservi lo strisicone, là in lontananza. Nessuno ti guarda, è un percorso solo per te. E vorresti riprendere a correre ma non hai le forze per tagliare quel traguardo perché non sai come fare. E ti ripeti di nuovo “quanto durerò, ancora”.
La memoria non c’è. Le parole ti sfuggono di testa quel secondo prima di riuscire a pronunciarle. Ti arrabbi con te stesso. Hai 35 anni e non sai più usare le giuste parole. Tu che hai letto libri e libri, sei ora l’equivalente di una zolla di terra secca che non è in grado nemmeno di far crescere un trifoglio.
Semplicemente, non hai voglia.
Prendi il tuo Delorazepam. Socchiudi. Vodka. e respiri.
Quanto odi il mondo. Quanto. Eh, quanto? Troppo.
ODIO
Vuoi un crepuscolo che ti colori d’arancione il ciò che hai davanti.
Sfarfalli. Scervelli.
Chiederesti solo di morire.
Soprattutto quando arriva il buio in abito argento della notte.
Anche questa notte hai messo la lingua in bocca. in una bocca che non ti piace ma questi sono i patti con la vita. “Nulla ti verrà dato come vorrai. accontentati”. La vita è una partita a carte dove ognuno gioca le proprie. Poi, bisogna vedere quali carte ti vengono date. se la mano è buona o meno. E quali hanno gli altri.
Poi ti congedi. Con la morte ti congelerai per un tempo più o meno infinito. Ma chi sei? Chi sarai? Cosa morirai? NESSUNO. Congedato.
La vita è un conoscersi tutti. La morte un totale perdersi di vista. Un punto bianco su un foglio nero.
Sai che stai facendo un passaggio. che sei un filo di seta in uno spazio più grande di te e di tutto. Ma sei di seta. Teoricamente dovresti valere. Mentre gli altri non valgono. Ma gli altri vanno avanti. E tu no.
E osservi.
Ubriaco,
osservi.
Attendi il tuo conto alla rovescia.
Se la morte è tutta questa magia.
pisciare nella nebbia, di notte, in una piazzola dell’A14.
l’odore della legna che per alcuni ancora brucia alle 4.28 di un 20 novembre, domenica. Odore che attraversa la carreggiata. Morte fatta di quelle sensazioni che mastichi.
e torni al tuo passato. a quelle domenica di festa.
e ora torni all’alba e non sai nemmeno più come ti chiami.
Vivi tra la luce ed il buio. La persiana, le sue righe che ti tagliano la forma, alle tredelpomeriggio di un novembre. Che la luce di quell’ora è come il crepuscolo dei suicidi delle 19 d’estate. Ma tu sei più avanti. Tu sei alla fase successiva. A quella dopo ancora. Li hai superati. Gli altri sono solo degli inetti aspiranti.
Tu sei avanti e prima di tutti gli altri. Nemmeno te lo sai chiarire, ma lo sai. sai che è così. Più che altro, lo senti. ed è inspiegabile. E’ solo un qualcosa fatto di ‘senso’.
Dormi con lei. Oggi hai voglia di compagnia. Magari ti aiuta. Ma il fatto che lei russi ti sottolinea il fatto che non puoi vivere quella cosa che cerchi. Stai forzando un qualcosa che non ti appartiene. i film li puoi vedere solo alla tivù. e son più belli al cinematografo.
Per ore guardi il cielo. Il blu. bello. E le stelle. punti bianchi.
Fantastichi e ti lasci andare. Son voli pindarici che ti cullano a testa in su.
Ma la vita sai che la farai distruggendoti in strada. E quando avrai finito con la strada, ti rinchiuderai in casa.
E non hai più nulla da bere quando i pensieri ti affollano la testa. E dici-“E adesso?”.
Vai a letto. per morire.
E qualcuno dirà, a questo punto: “Bah, troppo pessimista”. Ma solo perché non sa vivere, lo dirà.
E ripassi in quelle strade percorse da piccolo, con tua madre giovane. gli stivali fino alle ginocchia ed i capelli neri, linghi, fino alla schiena profonda..
E il cielo era azzurro. E qualche nuvola tirata, strappata.
Bevi per renderti più brutto dello schifo che hai attorno in maniera tale che possa superare lo sfacelo che sei costretto a vivere.
EpPoi siano maledetti i socialnetworkdelcazzo dove gliaccountvip ti danno quella botta per bruciare l’ultima autostima che hai. Loro-sono. Tu-cazzo.
Quante ne faresti. quante ne avresti da raccontare. quante ne hai in testa che non riesci a mettere insieme perché son troppe. Che alla fine non sai nemmeno se gli altri capiranno di quel che scrivi.
Insonnia. Adori l’insonnia. perché adori vivere (nel)la notte. Due frasi in una. Réclame. stile fustino Dixan. Solo per i più attenti.
E vivi comportandoti bene. E vedi che chi si comporta bene, chi rispetta, deve invece mettersi da parte.
Non ti ritrovi a guidare la macchina alle 5 del pomeriggio. non ti ritrovi in tutto quel caos. gente nervosa. gente che sai che è lì al volante e non ti fa passare per il solo gusto di non farti passare. e non è una competizione. è solo un non volerti far passare. come accade nel lavoro. come è nella vita. E non vedi l’ora di rientrare in casa. nella tua casa. chiudere la porta e lasciare tutto fuori. tutti fuori. E di andare a dormire. di andare a sognare. perché la realtà non ti piace.
E poi, ti sei stancato di essere sempre la seconda scelta di ogni cosa per la quale ti proponi con la voglia di vincere e arrivare primo.
I coglioni ce li hai ma qualcosa non funziona. qualcosa non va. e tu non riesci a salire sul podio per cui punti. ma la Società vuole importi la convinzione che “volere è potere” e che lo sbagliato allora sei tu. E non è così. e semmai è_“Potere”_che_“è volere”. semmai. Ti guardi attorno e studi chi ce l’ha fatta. Chi ce l’ha fatta rimanendo qui in Italia. E allora forse la vera risposta sta nel fatto che non sai accontentare questa società, come lei vuole essere accontentata.
E’ una questione di livelli. di piani. di misure. di cose che combaciano tra loro. Sottigliezze e dettagli. Ti manca quell’incastro. Quell’anello di Darwin. Tra te, e loro.
Ma non ce la fai. non ti riesce. Sei così. e basta. Sarebbe tanto forzato quanto impacciato provarci, anche se per poco. Eppure oggi possono trasformare un negro in un bianco, un uomo in una donna, e due omossessuali possono avere un figlio.
Eppure, tu non riesci a cambiare. Anzi, nemmeno: ad adattarti.
“Come cazzo sei fatto male”. ti dici.
E sposti il chiavistello di casa. Una vodka. E poi a letto.
E quando non hai da bere sei triste. sei spento. Il tuo ubriacarsi secondo loro, non è altro che il tuo fuggire secondo te. Ne hai bisogno. ti stai suicidando senza saperlo, ma lo sai comunque un po’. Una parte di te lo accetta, un’altra no. una terza vive nella perenne, eterna, fredda indecisione.

(Fonte: amazon.it)